QUALCHE CENNO STORICO
La Lapidazione di Santo Stefano è un arazzo intessuto a Bruxelles su disegni di Raffaello. Fa parte di una serie di 10 arazzi rappresentanti scene dalla vita di San Pietro e Paolo tratte dagli Atti degli Apostoli e dal Vangelo.
Gli arazzi furono commissionati a Raffaello, nel 1515, da Papa Leone X per la Cappella Sistina. Raffaello realizzò i cartoni (oggi, in parte, al V&A Museum di Londra) , da cui tessere gli arazzi, tra il 1515 ed il 1517. La tessitura fu fatta a Bruxelles ove esistevano le migliori botteghe di arazzieri d’Europa. Le consegne avvennero tra il 1519 ed il 1521. I cartoni rimasero a Bruxelles e, negli anni seguenti, dagli stessi, furono realizzate altre quattro serie su commissione di alcuni dei maggiori regnanti del secolo. Una di queste fu realizzata, per ordine di Ercole Gonzaga, nel 1548, per la Cattedrale di Mantova. La serie è, ancora oggi, a Mantova, nel Palazzo Ducale e si può ammirare durante il percorso della visita turistica a questa magnifica reggia.
IL SOGGETTO
La scena scelta da Raffaello per l’arazzo è uno dei momenti fondamentali della cristianità.
Santo Stefano è il primo martire cristiano, protomartire, che perde la vita a causa della sua fede e della ferma volontà di non tradirla. E’ il primo testimone (martire in greco antico significa appunto testimone) della verità della fede professata e per essa è disponibile all’estremo sacrificio. Nello stesso tempo il martirio non è un atto vano, fine a se stesso, ma volto al riscatto nell’aldilà.
LA RAPPRESENTAZIONE
Come viene rappresentato questo evento ? Con quali mezzi, linguaggi visivi, pesi, misure si esprime questa situazione? Quali i principali elementi ed i personaggi ?
Prima di proseguire Vi chiedo di soffermarvi 1 minuto ad osservare l’immagine seguente. Osservare, per 60 secondi.

FONTE: Wikimedia commons https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=33098293
Malgrado gli attori sembrino, a prima vista, molti gli elementi sono abbastanza semplici.
- A sinistra, fino alla parte centrale della rappresentazione, poco sopra la metà dell’arazzo, un gruppo di uomini, rappresentano la lapidazione come atto collettivo;
- Nella seconda metà, su un piano inferiore, la figura di Santo Stefano, isolato, con una veste chiarissima, a metà via, tra il gruppo degli uomini e Saulo, inginocchiato.
- In alto a destra un gruppo di angeli, immersi in una candida nuvola, ben separati dal resto della rappresentazione.
La lapidazione
La lapidazione era una pena prevista dalle leggi ebraiche, ma in uso anche tra altri popoli, con cui si infligge pena di morte tramite il lancio di pietre. La sua caratteristica è di essere un atto collettivo, l’espressione di una giustizia popolare, contro una singola persona. Non è lo stato che tramite un singolo, un boia, dà esecuzione alla condanna. Tutto il popolo, anche gli accusatori, possono partecipare attivamente all’esecuzione.

Nel disegno la lapidazione è rappresentata da sei le figure che, dal lato sinistro, si muovono verso destra, poco sopra la metà dell’arazzo, fino a giungere poco oltre il centro. E’ il primo elemento che vediamo nella figura e, pur essendo chiaramente rappresentato su una linea orizzontale, che di solito è simbolo di staticità, ci trasmette la sensazione del tutto diversa: di un movimento caotico ma lineare, robusto, preciso. Sbuca fuori improvviso, ortogonale al lato sinistro, e sembra un nastro che si sta svolgendo di cui vediamo solo una parte. Personaggi potrebbero continuare ad entrare, da quel lato sinistro, senza mai interrompersi.
Questo nastro, che si muove orizzontale, è reso evidente da due macchie di colore uniforme: una, sopra, azzurrina, dovuta al colore del paesaggio abbastanza uniforme, l’altra, sotto, impegnata dalla figura china a raccogliere le pietre, che, con la sua colorazione molto simile allo sfondo, crea una macchia chiara, come di vuoto, nel quadrante inferiore.
Questo elemento della rappresentazione è una vera preziosità. I personaggi, assieme, esprimono un chiaro senso di veemente agitazione.
Il sovrapporsi delle persone e la posizione degli arti superiori, delle spalle e del tronco creano un susseguirsi di linee, per lo più oblique, che generano movimento. Le direzioni degli sguardi, inoltre, non sono univoche, intrecciandosi ed collegandosi nel centro della mischia rendono l’azione coesa, corale e turbolenta.
I colori alternati delle vesti, dal blu al rosso al bianco, e poi ancora blu, rosso ,blu rosso, bianco accentuano la sensazione di moto.
La fine del movimento orizzontale da sinistra a destra è data dalle braccia dell’ultimo uomo che si elevano impugnando una pietra. La dimensione e la posizione del masso, che si eleva al di sopra di tutta la linea orizzontale, dà un pregnante significato a tutto il susseguirsi di personaggi. E’ il simbolo finale che spiega il movimento.
Santo Stefano
Da questo punto la rappresentazione della lapidazione cessa e Santo Stefano diventa protagonista. Le direzioni cambiano decisamente. Il movimento orizzontale si spezza in due diagonali rappresentative di due diverse situazioni:
la prima tra il la caviglia destra ed il polso dell’uomo che impugna la pietra;
la seconda tra il volto dello stesso ultimo uomo che impugna la pietra e Saulo che, in una veste azzurrina, chiude la rappresentazione nell’angolo in basso a destra.
La prima evidenzia che il corpo di Santo Stefano soggiace alla lapidazione, si trova su un piano inferiore, all’interno dell’angolo acuto della diagonale.
La seconda dall’alto al basso ci porta alle ultime due figure. La diagonale è discendente tra il lanciatore della pietra e Saulo, in basso. Ma chi risalta è Santo Stefano, perfettamente al centro della diagonale. La postura di Saulo è particolare: verticale quasi parallelo al bordo destro dell’immagine, con il corpo eretto, a rimarcare che dal lato destro non si esce. Anzi il braccio sinistro alzato dà un effetto di rimbalzo del movimento diagonale discendente, respingendolo l’azione verso il volto di Santo Stefano.
Santo Stefano rimane a metà della diagonale, isolato, chiuso tra il movimento della lapidazione e la figura di Saulo, in basso. Ma non in posizione passiva, perché il martirio non è solo sacrificio, ma anche riscatto.
Il corpo di Santo Stefano è inclinato in una chiara posizione obliqua di ascesa, di risalita verso l’alto. Con le braccia scostate dal corpo crea una freccia diretta verso l’angolo destro. Lì, in alto, vi è un simbolo ben separato dalle cose terrene.
Gli angeli
Una schiera di angeli arriva da destra verso sinistra, avvolta in una nuvola celeste.
Il corpo di Santo Stefano volta le spalle alla lapidazione. Essa è, ormai, il passato. Il suo volto ed il suo sguardo creano un contatto con la nuvola che racchiude il futuro in arrivo.
Nelle scritture, negli Atti degli apostoli possiamo trovare le parole che Santo Stefano sta dicendo: “Signore Gesù accogli il mio spirito”. Ma non abbiamo bisogno di andare a leggerle perché l’immagine, da sola, ci racconta, in modo immediato, l’evento.
Raffaello, con pochi tratti, ci spiega, in maniera eloquente, una storia che, resa a parole o in maniera scritta, avrebbe bisogno di un grande dispendio di parole, verbi aggettivi e, probabilmente, non ci colpirebbe con la stessa emozione e lo stesso pathos.



