POSIZIONI NELL’IMMAGINE
Lo spazio di una figura o di un immagine non è neutro. Ogni posizione, in alto, in basso, a sinistra, a destra o al centro ci porta un significato.
Noi stessi poniamo molta attenzione alla nostra posizione nell’ambiente e, di riflesso, portiamo, nelle immagini, sensazioni in base alle relazioni all’interno dell’immagine e con i margini della stesssa.
Noi galleggiamo in un ambiente in movimento e la nostra vista cerca di tenere sotto controllo tutto ciò che ci circonda valutando distanze, pesi, equilibri.
La visione è lo strumento primario che ci permette di muoverci nell’ambiente senza fare danni a noi stessi ed alle cose che ci stanno attorno.
ESSERE NELLO SPAZIO TRIDIMENSIONALE
Ognuno di noi ha una precisa coscienza della posizione del proprio corpo nell’ambiente. Il centro siamo noi e tutto si relaziona al nostro essere.
Alto, basso, destra, sinistra, davanti, dietro sono tutti concetti che sperimentiamo, primariamente, rispetto a noi stessi. Nel nostro muoverci nell’ambiente utilizziamo questi punti di riferimento, che non sono assoluti, ma relativi alla nostra posizione in un preciso momento: noi siamo il centro e tutto intorno lo spazio colloquia con noi.
Non ci sarebbe motivo di pensare che lo spazio intorno a noi sia un infinito campo aperto neutro. In verità non viviamo tutte le posizioni nello spazio nella stessa maniera:
Le cose dietro non le vediamo, sono un po’ avvolte nel mistero perché non le percepiamo completamente; un suono un movimento dietro ci mette paura facilmente mentre davanti tutto ci appare immediato e chiaro.
gli oggetti alla nostra destra (se siamo destrimani) possiamo afferrarli con forza, scagliarli con abilità, coglierli con precisione mentre con quelli a sinistra abbiamo qualche difficoltà in più
le cose in alto ci incuriosiscono perché, mentre il basso è pieno di persone, oggetti, animali, in alto ci sono poche cose, c’è leggerezza, c’è un po’ di sfida e un po’ di rispetto e riverenza come quando ci troviamo di fronte ad un alta vetta di montagna
POSIZIONI NELL’IMMAGINE
Se vogliamo vedere bene una raffigurazione, un quadro, una foto, una pagina web, un video ci poniamo bene di fronte e cerchiamo di guardare dritto davanti a noi. Il punto di vista è esterno e, per lo più, l’immagine è piatta. Che importanza possono avere alto, basso, destra sinistra nell’immagine ?
In realtà l’interpretazione di ciò che vediamo in una raffigurazione è influenzato anche dalla posizione che gli oggetti e le persone hanno nello spazio relativo della raffigurazione stessa.
Il nostro innato modo di percepire lo spazio e secoli di rappresentazioni figurative hanno sedimentato alcune consuetudini nella interpretazione delle immagini che ci condizionano.
La posizione delle persone e degli oggetti in una rappresentazione figurativa ha una rilevanza nel trasmettere il messaggio al fruitore di un immagine. Collocare una figura in basso, al centro o in alto non trasmette lo stesso messaggio all’osservatore.
La sensazione è che il messaggio possa avere ben diverse interpretazioni pur non variando la figura in sé.
Se le posizioni sono fondamentali nel linguaggio visivo la domanda successiva è:
ci sono delle regole universali in questo linguaggio che dobbiamo o possiamo utilizzare quando costruiamo o leggiamo una immagine ?
Molti artisti e critici della storia dell’arte hanno studiato il significato delle posizioni su una tela, ognuno arrivando alle proprie conclusioni. Il risultato ? Non ci sono regole assolute.
Le regole, o le ricorrenze quando emergono chiaramente, non sono applicabili a tutte le espressioni artistiche né in tutti i contesti geografico/culturali. La sensibilità artistica varia in continuazione con lo scorrere del tempo, l’evolversi degli stili e delle mode.
Ma una cosa è certa: la posizione nella raffigurazione ha una rilevante importanza nel messaggio che si vuole trasmettere.

UNA PICCOLA INDAGINE
Aperto questo affascinante campo di indagine proviamo ad approfondire la questione utilizzando uno schema di nove caselle per verificare almeno le posizioni sul piano (due dimensioni) lasciando ad un successivo approfondimento la terza dimensione: la profondità.
Non avendo finalità scientifiche cerchiamo di indagare questo campo con semplicità, disincanto e un po’ di leggerezza, vedendo qualche esempio pratico, e giocando ed esplorando tra la visione delle immagini ed il nostro “sentire”.
Non è detto che tutti abbiano la stessa reazione davanti ad una immagine ma questo è, appunto, il gioco.
IL CENTRO
Le quattro posizioni (alto, basso, destra, sinistra) sono fondamentali ma la complessità delle raffigurazioni richiede una attenzione particolare ad un elemento che non può essere ignorato: si tratta del centro.
Il centro è l’elemento intorno al quale tutto si compone. Il centro è il cuore della rappresentazione ed ha un suo ruolo anche nella parte alta o bassa dell’immagine.
Nel sezionare l’immagine lo schema che ci guiderà sarà, quindi, di 9 caselle uguali, non di quattro, per dare spazio anche a questo preziosissimo elemento.
I riquadri saranno diversi a secondo del formato. Il formato che contiene le immagini ha un sicura rilevanza. La maggior parte delle immagini sono ormai fruite in formato rettangolare. Pensiamo non solo alla pittura ma anche al cinema, a televisione, il telefono cellulare. Non sarà difficile adattaci allo schema con lati più o meno lunghi, rettangoli orizzontali o verticali.
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Il significato relativo delle posizioni
Ogni casella rappresenta approssimativamente una posizione nell’immagine. Le composizioni artistiche o grafiche possono essere molto diverse e fondere od esaltare alcune di queste posizioni.
Vi possono essere rappresentazioni che utilizzano solo la parte centrale o solo quella inferiore, rappresentazioni ove il centro è solo una parte divisoria tra destra e sinistra.
Le aree interagiscono tra di loro, quindi, e non sempre si potrà analizzare una singola casella senza rapportarla al tutto.
Cercheremo di dare un breve accenno anche a queste interazioni ma ognuno di voi, davanti ad una raffigurazione, potrà utilizzare le note che seguono con la propria sensibilità per scoprire significati che magari altri non vedono.
Lo schema quindi è una piccola cassetta, con limitati attrezzi, che ci può aiutare a capire meglio alcune sensazioni che proviamo davanti ad una rappresentazione. Soprattutto ci può aiutare a guardare meno distrattamente, di come spesse volte accade, un’opera, cogliendo nuovi spunti personali e grandi soddisfazioni.
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